venerdì 10 luglio 2015

FUNERALE DI FRANCO SCAGLIA


Abbiamo ascoltato l’ultimo capitolo dell’Apocalisse ove si descrive la conclusione della vicenda umana secondo la visione profetica dell’apostolo Giovanni: “e vidi anche la città santa, la Gerusalemme nuova, scendere dal cielo, pronta come una sposa adorna per il suo sposo”. E’ la città definitiva, l’ultima: essa non ha bisogno più né del sole né della luna perché la sua luce è l’Agnello ed è la città verso cui tutte le nazione della terra camminano, finalmente una città patria comune di tutti i popoli della terra.
Cari amici, questa pagina biblica descrive anche questa santa liturgia che stiamo celebrando per Franco. Noi siamo attorno a lui, lo siete voi anzitutto cari famigliari, cara Mascia, carissima Elisabetta, carissime Beatrice, Rosy – e un saluto alla mamma lontana -; lo siamo anche tutti noi che da tanti anni lo conosciamo, lo stimiamo e che non vogliamo mancare nel dargli con non poca tristezza l’ultimo saluto. E Dio sa se ci mancherà. Sì, ci mancheranno le sue riflessioni, le sue analisi, i suoi scritti, i suoi sogni…e ognuno di noi ricorda le sue chiacchierate ovunque… Siamo, sono, molto triste questa mattina. C’è una piccola consolazione: è morto senza dolore con un sorriso a chi le stava accanto. Noi siamo qui per un funerale, ed è vero.
Ma lasciamoci guidare dalle parole dell’Apocalisse. Esse ci svelano almeno un poco il mistero di questo ultimo tratto della vita di Franco, che per noi però è indubbiamente pieno di tristezza. Per lui forse è altra cosa. Mi aveva detto qualche domenica fa che non aveva paura della morte: nella caduta che ha avuto negli ultimi tempi l’aveva come intravista e – diceva – era fatta di una luce azzurra e serena. Ma più che queste parole sono quelle della “rivelazione” – questo vuol dire Apocalisse – della Gerusalemme del cielo che oggi scende qui per venire incontro a Franco – è pronta come una sposa adorna per il suo sposo – e viene per accogliere ed esaltare, rendere eterno, indissolubile, quel legame che ha unito Franco in maniera davvero profonda con la Gerusalemme della terra. Vorrei dire che è come il debito di amore a spingere la Gerusalemme del cielo a scendere fin qui perché Franco da oggi viva in quella piazza di oro puro, come cristallo trasparente, dove ogni lacrima è asciugata e dove non vi sarà più la morte. E’ la storia definitiva di Franco con Gerusalemme, la sua la nostra città.

Nessun commento:

Posta un commento