giovedì 2 luglio 2015

DODICESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

Dal vangelo di Marco 4,35-41
In quel medesimo giorno, venuta la sera, disse loro: “Passiamo all’altra riva”. E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: “Maestro, non t’importa che siamo perduti?”. Si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”. E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: “Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”.
“Passiamo all’altra riva”. Questo comando di Gesù ai discepoli, che apre il Vangelo di questa domenica, interroga in maniera particolare coloro che sono tentati dal fermarsi, dal rinchiudersi in se stessi, nel proprio orizzonte abituale. La narrazione evangelica ci fa intuire che la traversata non è affatto facile. Sembra iniziare di sera (lo fa pensare il sonno di Gesù). C’è una analogia con i nostri giorni: la caduta di orizzonti ideali, l’assenza di visioni nuove ci fa stare tutti nel buio, appunto, senza chiarezza di prospettive. 

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