mercoledì 12 agosto 2015

XX Domenica del Tempo Ordinario

Dal vangelo di Giovanni 6,51-58
Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: “Come può costui darci la sua carne da mangiare?”. Gesù disse loro: “In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno”.
Il Vangelo di questa ventesima domenica conclude il discorso di Gesù tenuto nella sinagoga di Cafarnao. Il senso delle sue parole – come anche del miracolo della moltiplicazione dei pani – si è fatto sempre più chiaro. A voce alta Gesù dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Chi mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”. Tutti lo stanno ascoltando, ma la maggior parte di loro è così intenta a pensare al proprio vantaggio da non comprendere la novità evangelica. Nel suo discorso Gesù non manca di porre riferimenti all’Antico Testamento per facilitare la comprensione delle sue parole. Ha esplicitamente parlato della manna, che il libro della Sapienza presenta come “cibo degli angeli”, capace di procurare ogni delizia e manifestazione della dolcezza di Dio verso i suoi figli (Sap 16,20-21). Nella memoria degli ascoltatori risuonavano i numerosi passaggi ove la comunione con Dio veniva espressa con le immagini del banchetto. Nel libro dei Proverbi si scrive che la Sapienza ha imbandito un banchetto e invita tutti: “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che ho preparato. Abbandonate l’inesperienza e vivrete, andate diritti per la via dell’intelligenza” (9,4). Il pranzo – manifestato con il pane e il vino – è il simbolo della comunione e dell’intimità che la Sapienza offre al popolo d’Israele. Ed era già chiaro che non si trattava solo del pane materiale. Il profeta Amos diceva che gli uomini non avevano solo “fame di pane né sete di acqua ma di ascoltare le parole del Signore” (8,11-12).

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