giovedì 28 gennaio 2016

Quarta Domenica del Tempo Ordinario


Dal vangelo di Luca (4,21-30)

Allora cominciò a dire loro: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. 
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”. Ma egli rispose loro: “Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!””. Poi aggiunse: “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro”.
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.
Gesù, lo abbiamo ascoltato la settimana scorsa, torna tra i suoi, a Nazareth, dove pronuncia il suo primo discorso pubblico. Vuole rendere nuova la vita di sempre, quella consumata dal tempo, dai giudizi, dalle abitudini. Dopo avere ascoltato la profezia di Isaia che parlava di colui che veniva per portare ai poveri il lieto annuncio, la liberazione ai prigionieri ed ai ciechi la vista, aveva detto: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi”. Il sogno di Dio inizia oggi, non in un incerto domani: la parola diviene realtà, non è uno dei tanti discorsi che siamo abituati a ripetere ed ascoltare, una delle tante parole che finiscono per diventare uguali perché nessuna diventa vera. Gesù è parola e vita. Anche noi dobbiamo unire le parole alle scelte concrete, all’oggi, perché il Vangelo è una buona notizia per i poveri, per tutti.

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martedì 12 gennaio 2016

Seconda Domenica del Tempo Ordinario

Dal vangelo di Giovanni 2,1-12
Il terzo giorno vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli. Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.

Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: “Riempite d’acqua le anfore”; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: “Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto”. Ed essi gliene portarono. Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: “Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora”. 
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Dopo questo fatto scese a Cafàrnao, insieme a sua madre, ai suoi fratelli e ai suoi discepoli. Là rimasero pochi giorni.
La Liturgia di questa domenica continua a sviluppare il mistero della manifestazione del Signore che abbiamo celebrato in tutto il tempo di Natale sino all’epifania. La Liturgia di questo giorno, anticamente, faceva cantare: “Oggi la Chiesa si unisce al celeste Sposo: i suoi peccati sono lavati da Cristo nel Giordano; i Magi accorrono alle regali nozze portando doni; l’acqua è mutata in vino a Cana e gli invitati al banchetto sono nella gioia. Alleluia”. In verità, si può dire che ogni domenica celebriamo il mistero della epifania del Signore: egli infatti si manifesta a noi nella santa Liturgia Eucaristica con i tratti del risorto, di colui che ha vinto il male e la morte, che ha cambiato la solitudine in comunione e la tristezza in gioia. Ogni domenica è Pasqua, che è il momento della più alta epifania del Signore. 

venerdì 8 gennaio 2016

Battesimo del Signore

Dal Vangelo secondo Luca (3,15-16.21-22)
In quel tempo, poiché il popolo era in attesa e tutti, riguardo a Giovanni, si domandavano in cuor loro se non fosse lui il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: «Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco».  Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»
La festa del battesimo di Gesù continua la serie delle manifestazioni del Signore.
Gesù, ormai trentenne, lascia Nazareth e si reca dal Battista che battezza nel fiume Giordano. C’è un grande numero di persone.
Scrive Luca che tutto il popolo “era in attesa” di un mondo diverso, di ascoltare una parola nuova, vera. In molti lasciavano le loro case e gli abituali impegni per andare da questo profeta. Non si può attendere un mondo nuovo se si continua a fare tutto come prima, se si resta uguali a se stessi. Anche Gesù abbandonò casa, terra, occupazioni e raggiunse quel predicatore. C’è bisogno di muoversi, almeno interiormente, per avvicinarsi al Signore. Gesù arriva in mezzo a quella folla che sta ascoltando il Battista e si mette in fila come tutti, in attesa del suo turno per il Battesimo. Giovanni, con il cuore ormai affinato dalla preghiera e con gli occhi allenati sulle Scritture, appena lo vede intuisce che è colui al quale egli non è degno neppure di sciogliere i lacci dei suoi sandali. Secondo la narrazione di Matteo, Giovanni si schernisce e non vuole battezzarlo. Ma deve cedere di fronte all’insistenza di Gesù. Nel Battesimo la prima manifestazione è quella dell’umiltà di Gesù. Si potrebbe dire che l’umiltà del bambino non è diminuita con la crescita. Per noi avviene esattamente l’opposto: più cresciamo più ci sentiamo forti e indipendenti. Gesù adulto, si mette in fila e si lascia battezzare. Mentre Gesù si immerge nell’acqua, si aprono i cieli. E’ il momento atteso da Isaia: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (63,19). Scrive Luca: “il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo”.